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Profezia Pier Paolo Pasolini 1964 |
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Ho pianto molte vite finite alle vesti secche delle locuste in estate al sangue gocciolante della lepre scuoiata alle zampe nel sugo di bestie conosciute agli alberi divelti per le radici prossime alle case ai girini che non divennero rane nello stagno per chiunque fu preda di selezioni più o meno naturali |
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NOTIFICA D'ENERGIA DAGLI OCEANI L'intimo della terra - perché una grande mente sofferente non si pensi sia pura di materia di chimica - pretendeva notifica grandiosa d'energia (tanto attendevano i sé separati in discontinuità di sfere che sconvolgesse l'asse il respiro) riprende fiato l'intimo (da rincorsa d'onda muta coste assorbe - di altri - respiri) in diritto di morte periodico dice la prevalenza sulle cose galleggianti dei viventi rammenta l'assenza di ormeggi: oh feroce instabilità dell'intimo UNICO TIPO Tutto esondato fluido che pare soggiacente astenosfera madre d’abbraccio vorace non fa distinzione scompagina atlanti di razze – ricordi? – Tipo Caucasico Tipo Mongolico Tipo Malese (Linneo: Europaeus albus Afer niger Asiaticus luridus Americanus rufus) dove l’anagrafe degli Andamanesi? (leggevo sui libri “pigmoidi” di zone remote lonely islands) era per loro ogni giorno feriale no-tour ma di larghe vedute il disastro: unico Tipo Pianto salmastro |
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PIETÀ DOLOSA a Eduardo Dalter Vengano i vostri regni soffocati dall'odore di morte delle unghie recise dai capelli soffiati via nei mantici della purezza di teste senza corpi e corpi senza che non basta sepolcro tanto esteso a contenere i resti proiettati nella volta celeste. Per la scomposizione è richiesta la rozza affilatezza sulle gole e ci punge piú delle membra sparse dei non detti in ogni terra emersa. Come tenerci insieme nelle disintegrate parti di cui siamo dagli arti agli occhi in varianti armonie? Non ci placa "cosí è sempre stato" e si compiano le volontà dei padri nostri nei cieli - discordi - che le sventure precedano i presagi. Disaffetti al creato una pietà dolosa ci respinge verso viltà di menti anacorete. Non tiene la memoria-ordinatore tanta messe d'orrore.
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INCARDINARCI A Pablo Mora y Eduardo Dalter Adesso amore occorre farsi bardi d’amore severi quanto la superficie ci ha indicato riassestarci da fonde percussioni procedendo su questo nulla mai dato per certo adirato axis mundi finché resta e restiamo incardinarci affinare i sensori d’intuizione animale (si accorgerà l’effimera del giorno divenuto piú breve)
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brandelli di voci corpi esplosi mosaici di creature senza croci in ceneri spioventi su lave di silenzi si perde la parola tutto è trincea indifesa nessuna terra esclusa ci apparenta l’attesa |
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Solo dall'alto Fluide le carte geografichela terra andava e veniva agli occhi unici fari contro le coste sterili nascite intraducibili lo scioglimento dei ghiacci ci reca questi doni naviganti su oceani sollevati uomini e iceberg nello sconfinamento solo dall’alto è visibile
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Finisterre Finisterre ogni luogo mare invisibile di Spagna atteso atlantico limite del mondo distruttore cercavo all'orizzonte setoso solo bianco onde fredde spiagge rocce una vergine ho attraversato santi traguardi pellegrinaggi statue accarezzate oltre arizone europee cattedrali taglienti piogge di sangue diafano tra sudari sfocati si sfrangiava lo sguardo in ebbrezza accogliente nessun dovere di chiarezza Finisterre placava il desiderio di annebbiarmi |
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Geografie (3 settembre 2004) Di quanti sono i morti il dio cartografo pianta le bandierine sulla mappa. Un grandissimo velo, nero o bianco secondo latitudine, copra la specie ferma nel sistema tolemaico. Efferata, disperata, ancora da identificare. Sale il conteggio - “E come potevamo noi cantare…” – geografie che non conoscevamo dall’atlante (ci erudiscono tante nozioni), meridiani paralleli ingabbiano nazioni. Sangue confine al sangue. Tempo di fiaba, mostri da ripassare in veglia. Baba Jaga insaziata di corpi, corpi solo di occhi restano occhi. Io vengo dalla Scizia, dalla Mesopotamia… Così sia. Cade poesia in preghiera quotidiana. |
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LAST MINUTE TOUR (8 agosto 2004) Al vaglio d'agosto deserta l'estate già fine nel mezzo che rare cicale si accendono al caldo.
Hanno gettato a giocare in fondo al Canale vorace di Sicilia il bimbo di Owusu tra soldatini di piombo.
Bastava pagare al dio del mare un pedaggio modesto in confronto a esequie grandiose da eroe.
Nero riflette il nero degli abissi lucente sorridendo le sue perle allo stupore di nuove specie ittiche. |
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Materia oscura Tuttavia lodato, chiunque sia, per ogni passero caduto che la mano accarezzi onnipotente al tremito raccolto. E metta in salvo. Prossimi alla densità critica, calcoliamo la fine. Quanta materia oscura ci determina, ancora inconosciuta? Rinasca da un'immane esplosione l’universo - finito. Ne emetteranno le cetre radiazioni, dal fondo.
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