COPYRIGHT I testi e le immagini di questa pagina sono protetti da Licenza Creative Commons. Sono consentite citazioni a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore e dalla citazione della fonte (SÉ-SITO). In caso di utilizzo si prega di darne comunicazione. |
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Ho avuto fortuna in estati lontane
esaminavo a lungo i carichi delle formiche battezzavo cani e galline nel dubbio dell'inferno alimentavo con la bocca becchi implumi parlavo agli uccelli da santo e insegnavo a volare mangiavo finocchio selvatico in veste di cicuta dopo la pioggia cercavo lumache e mentuccia abitavo pagliai e granoturco steso sui teli al sole mi mancava solo dio da pensare all'ombra della quercia qualche volta mi è sembrato vicino
nient'altro da desiderare
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Ancora selvatico un luogo dove respiro umano non confonda l'umore della tana e le sue tracce dove animale il tempo senza resti nel tutto consumato corporale non si annida ricordo tra le bocche in comunione di fame e di morte per ossa sangue e seme si rigenera carne non umiliata in nostalgia da sepolture libera riaffiora e sulla terra in terra torna viva |
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Pendono dagli ulivi corpi morti i frutti non raccolti
terra d'ombre invernale pietra chiusa di tufo inospitale umido in scarna libertà ha nulla da rubare
una guerra la vita ti passa e toglie fino all'essenziale |
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Isolati cancelli di campagna non proseguono in braccia di legno nessun varco si passa dai lati topografie di proprietà a memoria file di alberi pieghe del terreno
insetti ebbri di fiori e mieli umani remota l'ultima pioggia all'erba gialla che sa di fiamma d'estate non tutti resistono si avanza su morti sfrangiate nell'ombra induriscono spine
un tempo i contadini inaridivano rugosi alla combustione del sole li annusavi diversi di fatica oggi non è più campo di lavoro
tutto mio
questo vuoto di voci queste lapidi alcune da riempire i serpi sotto i sassi le miniere di abili talpe cieche |
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Hai visto quella terra devi dimenticare i tempi della potatura perché gli alberi crescano inviolati
ti concede la natura il vantaggio della rovina
una tana di volpe rispetta la sua paura richiedono un vuoto le vite selvatiche erbe incolte silenzi non tracce di sentieri ma odori riportano in patria anche di mura cadenti stanze spoglie buone per i ragni sono profanazioni i passi umani in quella terra di libere germinazioni
le faceva da tetto il volo del nibbio reale nel suo orgoglio alare ampio dall'alto a scorgere il nascosto |
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Vorrei donarti questa terra selvatica tu ne faresti buon uso
raccogli i frutti che lascio marcire soprattutto da ulivi e ciliegi addomestica il tufo in riparo traccia un sentiero nel castagneto cura le piante nella valle innalza un confine di legno rianima l'acqua dal pozzo restituisci al forno l'odore del pane esplora le grotte lasciandole intatte
incontrerai fagiani volpi serpenti nell'erba operose creature resti di cartucce esplose nell'aria ronzii delicati in lontananza un bosco di faggi che filtra il suono della ferrovia due strade di polvere bianca rumori lenti di trattori qualche casa incompiuta
infine un cielo di ombrosità etrusca difficile da interpretare
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COPYRIGHT I testi e le immagini di questa pagina sono protetti da Licenza Creative Commons. Sono consentite citazioni a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore (Emilia De Simoni) e dalla citazione della fonte (SÉ-SITO). In caso di utilizzo si prega di darne comunicazione. pagina aggiornata il 2 gennaio 2008 |
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