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Siamo poeti vogliateci bene da vivi di più da morti di meno che tanto non lo sapremo P.S. in UNA QUIETA POLVERE, Mondadori 1996 |
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da IL SIGNORE D'ORO Crocetti 1986 e 1997 e IL SIGNORE DEGLI SPAVENTATI Pegaso 1992 IL SIGNORE DI FRONTE Era un signore seduto di fronte a una signora seduta di fronte a lui. Alla loro destra/sinistra c'era una finestra, alla loro sinistra/destra c'era una porta. Non c'erano specchi, eppure in quella stanza, profondamente, ci si specchiava.
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IL SIGNORE NEL CUORE Le era entrato nel cuore. Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore. E lì cosa faceva? Stava. Abitava il suo cuore come una casa. IL SIGNORE SOGNATO Splendidissima era la vita accanto a lui sognata. Nel sogno tra tutte prediletta la chiamava. E nella realtà? La realtà non c'era, era abdicata. Splendidissima regnava la vita immaginata.
IL SIGNORE ANDATO VIA Era un signore andato via. A lei qui rimasta tantissimo mancava. La traccia da lui lasciata segnava ovunque intorno a lei l'aria. Come un quadro spostato per sempre segna la parete. LA SIGNORA DEI BACI Una signora voleva tanto dargli dei baci non dico tanti, anche solo sette otto (mila). Invece era proibito perciò non glieli dava. Se però non fosse stato proibito glieli avrebbe dati tutti dal primo all'ultimo. A cosa servono i baci se non si danno?
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IL SIGNORE INTOCCABILE Nei sogni baciabilissimo intoccabile come un filo scoperto nella realtà era quel signore. Allora come fare? Bastava confondere un poco sogno e realtà cancellare con una bianca gomma l'inutile linea di confine.
LA SIGNORA IN FRETTA Il persempre era ormai cortissimo diventato. Quanti Natali erano rimasti? Una manciata. Allora bisognava non sprecare nemmeno un minuto? Sì, bisognava spicciarsi, per questo lei, in fretta, lo adorava. LA SIGNORA DELL'ULTIMA VOLTA L'ultima volta che la vide non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva. Perché? Perché queste cose non si sanno mai. Allora non fu gentile quell'ultima volta? Sì, ma non a sufficienza per l'eternità. |
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da POESIE DANDO DEL LEI Garzanti 1989 |
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Il mio Dottore è sparito tra Ponente e Levante io mi affaccio e lo cerco e lo chiamo come un amante. - La mia superficie è felice ma venga venga a vedere sotto la vernice. Quando spuntano i Suoi sorrisi diventano felici le mie radici. -
Mi sono innamorata di una M e di una B le accarezzo sulla carta oh esca da lì! -
Per essere felice senza disturbare al suo numero leggermente sbagliato devo telefonare. -
Quando qualcuno che non è Lei mi vuole baciare io chiudo la bocca strettissima Le pare? -
Con Lei camminerei tra l'erica del mio vaso millimetri e millimetri di cammino microscopico bosco io a Lei vicino.
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Mi sono innamorata tanto? Oh sì! La prego faccia altrettanto! -
Lontanissime vacanze erano incominciate. In opposti luoghi ubicati guardavano i bellissimi mari e le alte montagne separati. -
Basta villeggiatura: UBBIDISCA! RITORNI! le vele riempiono i mari tira buon vento forse è propizio anche il firmamento. -
La mia settimana è un settenario con gli accenti su martedì e venerdì al sabato il tono cala risale il lunedì. -
Credevo non mi amasse perché è vietato invece forse non mi ama perché non è innamorato! -
Le Sue carezze: se il tempo terrestre non me le concederà chiederò il favore alle mani dell'Eternità |
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Vivian Lamarque è nata a Tesero (Trento) il 19 aprile 1946. Dall'età di nove mesi vive a Milano, dove ha insegnato per anni in vari istituti. Ha pubblicato: TERESINO (Soc. di poesia & Guanda, 1981, Premio Viareggio Opera Prima); IL SIGNORE D'ORO (Crocetti, 1986 e 1997); POESIE DANDO DEL LEI (Garzanti, 1989); IL SIGNORE DEGLI SPAVENTATI (Pegaso, 1992, prefazione di Giovanni Giudici, Premio Montale); UNA QUIETA POLVERE (Mondadori, 1996, vari premi tra cui il Pen Club). Ha pubblicato anche una quindicina di libri di fiabe, ottenendo tra gli altri il Premio Rodari (1997) e il Premio Andersen (2000). Ha tradotto: Valéry, Baudelaire, Prévert, La Fontaine, Céline, Grimm, Wilde. |
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