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Referiva ancho epsa madonna Chiara, che una volta in visione li pareva che epsa portava ad sancto Francesco uno vaso de acqua calda, con uno sciucchatoio da sciucchare le mane, et salliva per una scala alta, ma andava cusì legieramente, quasi come andasse per piana terra. Et essendo pervenuta ad sancto Francesco, epso sancto trasse del suo seno una mammilla et disse ad essa vergine Chiara: "Viene, receve et sugge". Et avendo lei succhato, epso sancto la admoniva che suggesse un'altra volta; et epsa suggendo, quello che lì suggeva, era tanto dolce et delectevole, che per nesuno modo lo poteria explicare. Et havendo succhato, quella rotondità overo boccha de la poppa dodo escie lo lacte remase intra li labri de epsa beata Chiara; et pigliando epsa con le mane quello che li era remaso nella boccha, li pareva che fusse oro così chiaro et lucido, che ce se vedeva tucta, come quasi in uno specchio.





 
              
2007-2008
 


Da qui
è molto assente il mondo
- come funzionamento e
altri continenti -
 
si: cementi reti e scrostature
preavviso a focolari
di carni
domestiche - chi è cibo...
chi divora -
 
guarda
viaggiando al contrario
perdita e passato
 
dio
salva
questo meridionale annebbiamento
in quiete di presepe
 
anche i metalli e le centrali
elettriche lucentezze
che attraggono le gazze
 
quel tanto in distruzione
solo dolcezza smarrita
d'un ruscello
 
da qui ha senso la disarmonia
l'altezza
feroce del viadotto
 
salvaci dio dall'ordine
dal verso giusto
dalla chiarezza
 
quante ferite ha
il paesaggio
da qui che
commuovono



Di quale provvisoria nudità
parlano i panni stesi
che sentirsi umani
è inevitabile qualsiasi
rancore si disfa


 

Anime vegetali altissimi
pali e ali dubbie
di cava in cava
ha qualcosa di monco
il paesaggio ma
visionario dio crea
orticelli e dormienti riflessi

 


Oh tutti noi accomunati in grande
stonatura sul presente
è giorno di poca abbazia
sotto le terre ancora
dissodate si notifica
a modo suo il fico
d’India

 

 

Fatta quiete
d’inverno
in gestazione
si prende forma
dentro
in proroga
d’intrusi

 

Ad esempio la parietaria
in comune col muro
avesse il corpo la stessa
energia d’espansione
fidando
nella carità delle gocce
 



Vero non vero
che pianga nell’occhio
il santo ne assume
l’iniziativa
oltre la grata nel suo
dolore gessoso
 
 
 


Restasse quest’alba
difficile
nell’individuazione
case chetate rovine
di acquedotti
restasse l’origine
- lungo la ferrovia -
perpetua
salvando dall’arrivo
ogni creatura
 
 
 
 
Anche la minima
porzione del visibile
ha una radice
- da parte a parte -
infissa nel pianeta
 
 
Andare e venire
ha qualcosa di corpo
su dal binario
si sente tra le gambe
- di stazione in stazione -
come sia preso il treno
dal proprio movimento
 
 
 
Scambio di quasi sud
da Cassino in giù
nessuno se ne cura
tempio al dio
- nella nebbia -
di chiunque

 

 



 
2006
 


Si fa novembre
dolce dai templi
dei platani-vetrate
scolorenti,
si staccano le ali
i morti nelle foglie
silenziosi: in poco
volo atterrano.
 
 


SALENTO
 
Qui sa di sangue
la terra
di bianco il cielo
senescente
che sia reale o immaginario
il morso
inevitabile il male
dal santo

Qui tutto bellissima
morte
di calce barocca
lutto lucente all'anima
scrostata
soltanto il verso
delle rondini respira
se ne va il resto
in sudore

il corpo si fa lacrime
evapora



2005
 


che sia dentro ogni pezzo
e ci fonda
il gesto del vescovo
come dovremmo
accorpati fluire
dal rosso alla forma
risonante
 
 
 


Cadono leggere
parole sulle ciglia
soprattutto d'autunno
quando inizia lo spoglio
e l'animo s'acconcia
alla scabrosità.
Scava l'unghia del tempo
l'opera d'arte sotto
l'apparenza.
 
 
 
Scarno l'amore
non si commenta.
Ora vorrei dita braccia saliva
tutto che viene dal corpo
provvisoriamente presente.
Lo insegnano i chiodi
arrugginiti in campagna
e qualche dio appeso.
 
 
 


Cerco patria
 
Mi entrano passioni di grano
la misura del viaggio una spiga
tagliente
 
fa altre lontananze un treno
minimo
le annuncia l'abbazia di Cassino
nel troppo bianco della ricostruzione

poi in pochi si prosegue
 
dal finestrino il bello si apre a caso
non esente da orrore
laterali amazzonie di arbusti e di abbandoni
abortite dimore in grande pace

l'alta pausa di un falco
 
dopo Venafro riprende fiato
sempre mite il binario in questa
solitarietà lucente
non c'è fretta
raramente fischia
alle banchine distratte il treno
 
grida una bestemmia il muro
della stazione d'Isernia
ma tornano pezzi di terra
e abitati di spighe
e uomini e donne dai volti
di sole
 
così attraverso il Molise e mi lascio
attraversare
io che di mestiere
cerco patria
 
 


In pieno

Mi prende in pieno, nelle mattine bianche,
lo squittìo dei balestrucci dalle fogne
aeree, l'operosità nidificante, il diverbio
sui preziosi pertugi nei cementi.

 

 

Inoperabile

Con astrale energia da lontanissimo
precipitato dentro originario
bene (o male) erosivo più distante
ogni giorno a ogni sonda forestiero
frammento nelle cave popolose
dell'animo quest'organo infermo

 

 

Azzurro intravisto

Spesso non sono che azzurro intravisto
fragile ispirazione a proseguirmi inamabile anche nel riflesso
non valgono le pieghe riacconciate
illeciti i dolori risoffiabili sottoprodotti della trebbiatura
ci dormono le bestie sui miei sogni

 

 


 

Paesi di grano

Ai vicoli di spighe a te pensavo nei paesi di grano
giallo chiaro, al sole dolce di vino e sudore.
Ancora inseparati dalla trebbia il resto e il necessario,
nella piana di festa si fa casa il raccolto, rapisce
il caro sguardo. Sortilegio d'infanzia che mi specchia
quei giorni infiorescenti, quando non affatica
la stanchezza, per stupore di vita, e dura il suo piacere
nella corsa, verso tetti di canne esili stanze
mai abbastanza esplorate.

 

 

Ora antimeridiana

Adesso come siamo, adesso che spuntano i germogli
dai platani, ancora un po' ascetici, noi
spogli nell'ora antimeridiana nel risalto dei dettagli
nell'odore volante dei pranzi nei rintocchi dei tempi
bronzei a morto a vivo, sonanti a chiunque
per la giustezza dei proverbi.

 



Si ingentilisce
 
Ma poi si ingentilisce, aspetta... Resiste tra le piume allo sfoglio
del mattino invernale anche il passero: impara
ad alitarti dentro, fatti caldo ché viene il sole e passa. Unisciti
quel poco alla goccia, dopo non lavarti:
conserva.

... la goccia
 
di seme sudore di pelle di bocca di sangue di vino
di latte che sporca purifica sbocca dal calice-corpo
ci irrora si secca rimane ci segna
le dita dell'anima
 
 


Solo per te poesia la piú inedita
Non capirebbero (altre bocche altri ventri)
Qui escono parole intraducibili e cibi inassaggiabili
Sono stati appartati sotto sale anni-buio distanti un oriente
Non si sapeva al varo quale luogo per infinite induzioni di campo
Fino all'impazzimento delle bussole
Si viaggiava assestati dalle stelle che i cieli consentivano
Con gli occhi dove giungono mai a fuoco con la mente
Siamo venuti e andati senza traccia sull'acqua
Riassorbiti ogni volta tra calma e tempesta
Nessuna congiunzione o passaggio sullo stesso passaggio
Nessuno scava il mare
Oggi ch'è sole tanto chiaro da incidere
Fammi un disegno che fermi la luce
Sulla terra d'unione sovrapposte
Riaffioreranno le orme in sacramento
 
 


 
Eppure è la gran parte

Vedi quanto manca la massa mancante che non vedi
Un grande mancamento nonostante
I tentativi di misurazione
Forse non riflette forse non emette
Eppure è la gran parte
Dell'universo
Interagisce con il visibile
Inseminò nel buio stelle e galassie
Il passato di tutto e ne sarà il futuro
Al presente lo racconta la fede
Che esiste
Su resti e spegnimenti e altro
Supponibile oltre
la minima frazione spettante allo sguardo
 
 
Senza garanzia

Attenzione, quando sorge:
potrebbe l'anima, attratta, fuggire dall'iride,
dove si smistano i raggi impressionanti,
infrangere finestre infilzarsi su antenne,
cieca nella sua corsa al sole.
La richiama al dovere di materia la sentinella
sporca del cortile. Per lei geme il piccione,
gutturale, non d'amore d'allerta.
Ma scarta il muro l'anima, collassa.
Alcune se ne vedono stracciate, sui rami
d'inverno in orazione, arti tronchi che pendono
d'anime senza
garanzia.



 
Appunti

Bastasse il vento a pulire 
belle parole bastassero o preghiere
in qualunque lingua o – come dicono –
abbiamo trovato nuove efficaci molecole
il semprenuovo ricominciamento per dove si resta
appunti d’opera nascente  
sulla compiacente levigatezza della cera
 
 
 
Greggi nudissime
 
Incidere l'inciso finché sanguina la sola essenza
bianca. Perfetta vulnerazione, analgesica, più di tanto non va
un dolore - si pensa - non sa di esserlo.  Anche senza incidere,
ad esempio le greggi nudissime, dopo la tosatura, per la maestria
dei pastori: lane o quarti di macellazione (appartenevano
a un insieme, tremante, privo di ribellione).  Lamenta la perdita
delle proprie parti il per disgrazia vivente, che sarà in altri
inconsapevolmente (come visse).
 
 


Non sentire
 

Fermo è giorno, di lucido
inverno. Da assorbire in pieno
vuoto lo stomaco vuoto, recettivo
al gelo così il pensiero, in paralisi
candida: più attiva s'affonda
la sostanza. Si sa, fummo cavie
d'una divinità sperimentante
sul tornio ne scontiamo la solerzia.
Venuti d'acqua e fango difettosi mai
stabili, se non cristallizzati     

freddi, siamo rimati amore
con dolore, dediti per dignità
al non sentire.

 

 

Non si trovano risposte
 
 
Per quanti poetici calcoli e simulazione di fenomeni
in laboratorio mentale ancora sulla massa mancante
con accanimento terapeutico-conoscitivo.
 
Per dove nei cieli esagerati limpidi o foschi ma su
troppo su da non trovare un accordo neanche fosse
un’aquila mediatrice di immisurabili distanze.
 
Per manifeste vicinanze piú caro un tavolo appoggio
alla mano vene e venature congiunte    
attratte dalla stessa gravità morte e vive. 
 
Per questa irreversibile infibulazione dell’essere
privato dei suoi originari poteri di volo-volontà
non si trovano risposte.
     
Ma insiste l’esistente
ogni mattino ne riproclama l’estro
il verso intubato del colombo.
 


Greenwich
 
Vagliati dal Meridiano Zero che stabilì ai bisognosi di certezze
La convenzione di comodo del tempo universale
La suddivisione in fusi orari e la perforazione delle lancette
Non avrebbero saputo altrimenti il dove e il quando
Di questo bel mondo
Reticolato
Nelle Terre di Sotto i camminanti a testa in giù
Nell'emisfero opposto i giusti (dritti secondo le regole)
Di conseguenza le leggi l'assegnazione dei posti e le vertigini
 
 

imbarazzante l'universo
di massa mancante
luce invisibile noi
soprattutto liquidi simili
in materia esotica
a particelle effimere


Viene lo sguardo
 
Tenerezza invernata non chiedere altro
viene lo sguardo sulle terre
rosse di Maremma
si nutre dal mare
rurale "Viene
riceve succhia"
la mistica salina
 
 

Larus

Chiaro che vedo il piumaggio del Larus m'illumina e sono
cortile cucina già polvere a velo
 
andante dal sogno al tempo che acconcia
mi manco
nel conto dei tuoi benefici incospicui
decanto
in nostalgia del perso sedimento

 






2004
 
 
Evidenza 
 

Il sempre pensandoti esercitando fiducia nella non improprietà
del mio sentire
(davvero con sorpresa leggera - a momenti - da tutti gli avessi e non avuti)

forse per fine dicembre tra epifania e catastrofe
sarà che il cuore si aggiusta all'evidenza del battito
ne accetta il dono anche aritmico
 



MISTICA DISGIUNTIVA
 
 
In più d'uno può contenerci il campo notturno

un ampio caldo insemina frazioni di corpi

la veritiera Mistica

Disgiuntiva

negli orifizi si insinua e tutto è Bocca

che prende... che lascia...

la Forza è differita in ogni punto
Dolore di tempo
 
Non qui non ora
non troppo né tardi né presto
quando - stornati da tutto
il resto vissuto - un'unica somma
incorporea saremo.

Senza dolore di tempo.



Avis indica
 
 

Prima che sia tardi
 
ricoverarmi nel tuo grembo
 
prima che le ossa diventino cave
 
così leggeri noi prossimi al volo
 
perenne della paradisea
 
che non si posa
 

(inclini alla leggenda i naviganti
 
videro nel cielo australe l’avis indica)
All'infuori di me

     
La soccorrevole frode del vivere non vivere

Essere pensati una citazione casuale

Sottratta al contesto un fraintendimento

Nulla avrai all'infuori di me

Me da quest'altissima rupe riparata

Contro eventuali citazioni affettive né faro né croce

Né traguardo di scalata solo prolungamento

Di roccia tutto un bianco sagrato neanche

Un artiglio che strida di fondo una domanda

Come sarà che è stato là sotto nei bruciori

Industriosi dei contatti disseccanti a ogni tocco

Là dove di frana in frana s'intromette un appiglio

Nulla avrò all'infuori di me


Silloge perfetta