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Lo spirito del nemico si sveglia e cavalca la pioggia. Le lamiere dell'auto diventano fronda crespa e ondulata di lattuga di mare. La laringe in cancrena partorisce nell'urto l'urlo-larva morta. Alla stregua di squame sottilissime e caduche mi si spezzano nel petto le nervature mediane delle foglie. Ma con farina di sughero, e olio di lino, la sagoma dell'angelo ha tessuto la nubifera veste che ha custodito il mio bambino. Io sola vedo in cielo l'arcobaleno che protegge le donne in travaglio. |
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Voglio andare a dormire. Mandarmi via dalla testa le paturnie. Tra le ali dell'angelo mio che non impugna la spada e non può essere solo una polena di legno dipinto per me novello marinaio all'osteria, pulire i pensieri di terra imbrattata al letame, le idee con le quali la discarica insudicia il mare, e adagiarmi nel tuo sonno bambino succhiando il pollice che hai consumato e ferito. -Mamma, mettimi un cerotto, oppure il guanto che mi ha cucito nonna. Non dormo. Mi fa male, mi sanguina il tuo dito. |
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(Variazione 1 - La cicoria a.) -Facciamo le coccole, mamma. Asciugati le mani! Tu mi dici al frammento di un ultimo singulto per il gomito ferito cadendo addosso al tronco del lauro rigoglioso per un avverso sasso mal sorgente tra l'erba inseguendo la palla. Me le asciugo le mani e lascio la verdura immersa nel lavello. Poi mi siedo e t'accolgo al mio petto che duole per le costole rotte. Mi inebrio al tuo profumo bagnaticcio acidognolo mentre l'angelo qui attorno avvolgendoci celebra la liturgia del fumo odoroso d'incenso che intride quello che nel pensiero mi fingo insieme alla cicoria della nostra cena. |
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(Variazione 1 - La cicoria b.) Al fuoco che stilla bagliori di azzurro diventano un nulla i lobi profondi rivolti alla base di tutte le foglie di cicoria che lessa. Il forcone le gira mentre l'angelo invita la rondine a posarsi al margine del mio piano di cottura. La guardo che alza la coda forcuta a mostrarmi le parti ventrali bianche come i grani del sale che dal pugno lascio tuffare nell'acqua, grandine a primavera che unisce con l'uccella le due metà del cielo. |
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(Variazione 5) Mi rivolta la lumaca dei prati sul tallo di radicchio da condire in insalata ma l'angelo mi dice di offrirle gli eduli d'avena e di ridarla all'erba. Il suo liquido secreto, all'aria vischioso, mescolo a resine disciolte in miscela di olio. Un filo lungo ne verso sulla nostra cena.
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1 settembre 2004 Nel teatro che è il mondo passa stasera un luminaio. Il mio piccolo lo guarda che accende fiammelle innumerevoli alle finestre. Poi soffiando con l'alito al profumo di gelato cioccolato e panna spegne dopo cena la sua candela: -Mamma si scottano le animelle dei bimbi morti di Ossezia. Mamma, il loro angelo dov'era?
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I figlio Ho perso il mio bambino. Non questo che mi dorme accanto quando il babbo è lontano in viaggio. L'altro. Quella specie di trota picchiettata di rosso sul bianco-argenteo vello squamoso, che scivola tra le dita del pescivendolo.
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II figlio Per il tuo mal di pancia figlia mia andrei in giardino a cercare le foglie cuoriformi di una pianta. Ne estrarrei il glucoside solforato che ti guarisca. Invece dal cassetto prendo la compressa più squallida. Però in compenso nel bicchiere verso l'acqua della sorgente di montagna con la quale ogni sabato il tuo babbo riempie per noi bottiglie al profumo di puro.
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III figlio Un groviglio di cromosomi miei e del suo papà gli vedo in faccia. Mi chiedo a quale sostanza organica ereditata gli assomigli l'anima. - Angelo che lo proteggi spolveragli con le ali i miei difetti.
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