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Poesie da LA ROSA NEL BICCHIERE Qualecultura 1994
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TERRA REALE Ulivi, ducati d'argento. Ulivi, costati di donne. Sempre c'è ulivi, terra reale. MIO SUD Mio sud, mezzogiorno potente di cicale, sembra una leggenda che vi siano torrenti a primavera. Mio sud, inverno mio caldo come latte di capre, già si dorme fratello e sorella senza più gusto. Mio sud, pianura mia, mia carretta lenta. Anime di emigranti vengono la notte a piangere sotto gli ulivi, e domani alle nove il sole già brucia, i passeri a mezz'ora di cammino non hanno più niente da cantate. Mio sud, mio brigante sanguigno, portami notizie della collina. Siedi, bevi un altro bicchiere e raccontami del vento di quest'anno. Mio treno di notte lento nella pianura Battipaglia... Salerno... mio paesano, stanco sulla valigia, cane vagabondo. Mio questurino davanti a un'ambasciata, potevi startene adesso in collina a dare sotto le foglie il verderame, sentire l'aria la terra, le ragazze dell'altro versante darti una voce. Potevi essere anche un perito agrario se a casa potevano, intenderti di migliorìe, d'allevamenti, e pensare un trapianto a primavera. O forse eri solo un manovale, lavoravi a giornate, forse non lavoravi. Adesso un silenzio, il giorno: da qui a lì, e niente succede. |
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LA SILA Il lago gli abeti dici bene la Svizzera. Mettici i fiorellini e in lontananza le pastorelle, le mucche calme lavate nel sole che tramonta, d'oro naturalmente, dietro i pini, perfetto. Mangi di buon appetito, dormi a sazietà. Se poi, quella gente ci vive d'inverno col pane di segala e i lupi, a te, che importa. Te ne stai nel calduccio, in città, raccontando agli amici il verde odoroso dei pini. ACQUA DI MENTA Carmela, pelle scura, porta frasche da nord a sud della sua solitudine, ma stamane sulla porta di casa si bacia il bambino guarito con acqua di menta. |
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LA ROSA NEL BICCHIERE Un pastore un organetto il tuo cammino. Calabria, polvere e more. Uova di mattinata il tuo canestro. Calabria, galline sotto il letto. Scialli neri il tuo mattino di emigranti. Calabria, pane e cipolla. Lettera dell'America il tuo postino. Calabria, dollari nel bustino. Luce d'accetta l'alba dei tuoi boschi. Calabria, abbazia di abeti. Una rissa la tua fiera Calabria, d'uva rossa e di coltelli. Vendetta il tuo onore. Calabria in penombra, canne di fucili. Vino e quaglie, la festa ai tuoi padroni. Calabria, allegria di borboni. Carrette alla marina la tua estate. Calabria, capre sulla spiaggia. Alluvioni carabinieri, i tuoi autunni. Calabria, bastione di pazienza. Un lamento di lupi, i tuoi inverni. Calabria, famigliola al braciere. Francesco di Paola il tuo sole. Calabria, casa sempre aperta. Un arancio il tuo cuore, succo d'aurora. Calabria, rosa nel bicchiere. CALABRIA INFAME Un giorno anche tu lascerai queste case, dirai addio, Calabria infame. Solo ma leale servizievole, ti cercherai un'amicizia, vorrai sentirti un po' civile, uguale a ogni altro uomo; ma quante volte sentirai risuonarti bassitalia, quante volte vorrai tu restare solo e ripeterti meglio la vita ad allevare porci. UN PEZZO DI SPECCHIO Ha casa campagna e lenzuola di telaio ma nessuno la guarda la domenica in chiesa e aspetta alla finestra un poco per giorno chiedendosi forse a che serve nel vicolo guardarsi a un pezzo di specchio. SENZ'ARIA DI CONGRESSI Tornano dai campi gli uomini in bicicletta, passano per la piazza e una carretta carica sobbalza lontano. Ma sotto i tetti fra parole buone continua dentro il cuore l'aratura sospesa nella sera: l'umile Italia vive per questi solchi senz'aria di congressi.
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GIORNI RIPOSATI Monti, orizzonti, golfi di sapienza. Un passero cinguetta in calabrese. Boschi dorati, la nonna è all'arcolaio. Giorni riposati, il grano è nel solaio. ULTIMA UVA Che volete, che volete ancora da questa terra. Vi paga il canto del gallo bimestre per bimestre, paga il sale come se fosse argento, paga l'erba l'origano, vi paga anche la luna nuova. Che volete di più, ditelo e lo farà, ma lasciatela, lasciatela in pace. E' così stanca di sentirsi ripetere il pane l'albero il barile dell'abbondanza, e di aspettare, di aspettare, aspettare... Prendetevi l'ultima uva ma non tormentatela col patto degli acquedotti. Prendetevi anche la madia il setaccio ma rispettatela almeno nell'estrema unzione dei suoi uliveti. Ha veduto i suoi figli morire di dissenteria, partire da emigranti, andare ammanettati. Ha veduto contare dal regio scrivano tutte le sue pecore una per una. Ha veduto posare casse di munizioni nei campi di granturco e bruciare le masserie le case. Adesso lasciatela, lasciatela sola al confine delle sue foglie. Quanti anni di sole ci sono voluti per capire tanta oscurità, tanto disordine di frane e di vicoli, e poi l'ordine, l'ordine dei carabinieri. Lasciatela. Un'amicizia in tanti anni, un affetto sincero non l'ha mai avuto. Mai nessuno che un giorno al balcon e le abbia parlato di un vestito di un bei paio di scarpe, le abbia spiegato in confidenza come si prepara una tavola, qui il coltello, qua il cucchiaio, la forchetta. Lasciatela. Con una brocca o un bicchiere di cristallo berrà sempre al pozzo del suo dolore. Anche voi così lontani ma del suo stesso sangue della sua stessa razza accanita, smettetela con le nostalgie, non mortificatela con quel dollaro spaccone in una busta, con quel pacco di vestiti usati. Le basta lo scialle nero che vi coprì bambini. Che volete, voi, voi tutti, che volete di più. Ditelo, vi ha sempre detto di sì, non sapeva firmare e vi ha messo i segni di croce che tutti volevate. Prendetevi allegria e gioventù e seppellitele in una miniera. E' carne, vita sua ma forte, cresciuta con latte e disgrazie. Prendetevi anche il cielo questo azzurro così antico così raro portatevelo via. Lasciatela al cantuccio della sua lucerna, sola, col ricordo del nipote minatore. Non venite a bussare con cinque anni di pesante menzogna.
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SCIACQUA LE GIARE Fra torsoli rigagnoli neri gioca un bambino col cucchiaio, e la donna sciacqua le giare del nuovo assessore. Nel sole, lento si scolla un manifesto elettorale CICALE Nelle ceste dell'asino un anno di campagna passa. Trenta cicale restano incantate e la sera guarda dai tetti. |
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SUD Sud, tavola nera, pane di granturco. Vino fedele al suo sangue, buon amico. Sud, coltello sotto i ponti, spilla d'oro al santuario di Pompei. Sud, imposta sul sale, guardie di finanza lungo la spiaggia. E' il sole, sacramento dei pezzenti. Il resto è parlamento, giorno malinconico al consiglio dei ministri. LA LORO OMBRA Splende la piazza già tranquilla di cielo e di botteghe, ma quei ragazzi andati al Venezuela hanno scritto la loro ombra lungo i muri. BRACCIANTE Il bracciante la sera si guarda nella bettola il manifesto del piroscafo e degli uccelli bianchi. Lui e il suo cuore non vanno d'accordo.
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ROSA Un gallo ha cantato e Rosa col bambino che dorme nella cesta, già aspetta sul ponte per andare a raccogliere olive. Anche Rosa è stata ragazza da farsi guardare, la voleva il barbiere che suonava la chitarra sotto casa, ma il padrone un giorno se la portò dietro una siepe. Ora Rosa si aggiusta lo scialle e pensa che anche questa è una vita, allevarsi un bambino e star zitte. SONNO DI GAROFANI L'acqua del paese ancora scorre senza tubature, né s'alzano antenne architetture di pulegge e gru perché gli uccelli possano sbagliare. C'è pace vita chiara di donne di bambini di carri tirati dai buoi e a sera, quando ai balconi c'è sonno di garofani, due stelle bizantine s'affittano una stanza nel cielo della piazza. IL GALLO CANTA Al Muragliene il gallo canta e il bracciante è già nella vigna che si sputa le mani e incomincia a zappare.
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QUATTRO PALLATE Morì proprio qui, salute a noi. Lo presero alla schiena, quattro pallate. Brutto paese, caro mio. Amaro chi ci capita.
LA PIAZZA
Un bar le mosche lo stemma della Repubblica "Sale e Tabacchi" e due botteghe dove il pane si vende a credenza. Triste sarebbe, se la rondine un giorno non svoltasse di qui.
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Francesco Antonio Costabile nasce a Sambiase il 27 agosto 1924 da Michelangelo e Concetta Immacolata Gambardella. La madre proviene da una famiglia borghese. Il padre, già studente di Lingue in Francia, dopo il matrimonio sceglie di insegnare in Tunisia. Non si sente realizzato nel piccolo paese di Sambiase e neppure il matrimonio con la fin troppo docile Concetta riesce a trattenerlo dall'andar via. Il piccolo Franco e la madre tentano più volte di convincerlo a tornare a casa, perfino recandosi in Tunisia, loro che non si erano mai allontanati dal proprio paese. Ma i tentativi sono vani. E', per Franco Costabile, la prima sconfitta. Giovinetto, frequenta con profitto gli studi superiori nel Liceo F. Fiorentino di Nicastro e poi si trasferisce a Roma, tornando però periodicamente al paese, per incontrare i suoi vecchi insegnanti e ritrovare le sue radici. A Roma frequenta il corso di Letteratura Contemporanea tenuto da Giuseppe Ungaretti, studiando insieme a Raffaello Brignetti ed Elio Filippo Accrocca. Ungaretti, tornato da poco dal Brasile dove ha perso un figlio, cerca col contatto con i giovani di recuperare quella perdita. Per Costabile diventa l'immagine di quel padre che non ha mai avuto. Insegna in un Liceo e pubblica il suo primo volume di versi: "Via degli ulivi". Tramite Brignetti, divenuto giornalista, ne fa avere una copia al padre mai dimenticato. In seguito a ciò comincia tra i due una corrispondenza epistolare. Sposa Mariuccia ed ha due figlie. Sono anni sereni, anche per il ritrovato rapporto col padre. Insegna Italiano e Storia negli Istituti Tecnici e pubblica sulle più quotate riviste letterarie le poesie che completeranno il volume che gli darà un certo successo: "La rosa nel bicchiere". Ma la serenità dura poco. Si interrompe infatti il rapporto col padre e si riaprono le antiche ferite.Compone allora il "Canto dei nuovi emigranti" che segna l'estremo saluto alla vita ed alla sua terra. La moglie si trasferisce a Milano portando con sé le bambine e la madre si spegne per un male incurabile. Costabile comincia a vivere in una opprimente solitudine. Sceglie di morire il 14 aprile 1965.
E' sepolto nel cimitero di Sambiase. Sulla sua lapide un epitaffio a lui dedicato da Giuseppe Ungaretti: "Con questo cuore troppo cantastorie" dicevi ponendo una rosa nel bicchiere e la rosa s'è spenta a poco a poco come il tuo cuore, si è spenta per cantare una storia tragica per sempre
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© 2003/2008 SÉ-SITO webmater I materiali presenti in questa pagina sono tratti da fonti pubbliche, la loro riproduzione è conforme all'originale, se ne cita la fonte e l'eventuale individuazione mediante link. pagina aggiornata il 2 gennaio 2008
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