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post te Confondo a momenti i sospiri dei venti i respiri del fogliame con i miei. Confondo i volti le facce, le mani la destra e la sinistra le rughe e le espressioni non so più i sorrisi i risi che vissi che vidi che scorsi in amici o sconosciuti visi che scrissi o dissi non riesco a distinguerne i tratti: sono confusa, sconnessa staccata nei miei giorni dal filo dei miei segni sperduta nel corrente del passato del presente di questo smorto tempo post te.
se ti incontro (a Martina) Se ti incontro, ti incontro che sei note d'antico minuetto o una marcia ti incontro che sei samba brasiliana oppure sei la nona di Beethoven. Se ti incontro, ti incontro che sorridi e sei sorriso di grande contentezza, ti incontro che sei vento oppure arietta un turbine che sale e che discende. Se ti incontro, ti incontro colorata d'azzurro d'oltremare o di cobalto sei giallo canarino oppure verde rosso carminio di felicità. Se ti incontro, ti incontro che sei luce sei riverbero riflesso, rifrazione che abbaglia a ritmo intermittente o segue un tempo che sai solo tu. Se ti incontro non credo ai miei occhi, aria di luce suoni di colori, se ti incontro, ti incontro in altro mondo che non è questo dove sono adesso. |
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ti benedico Dall'epoca dell'irrazionale voglia Iddio preservarti. Si rimosse il sigillo e gli spiriti vennero fuori si liberarono dai lacci di rame e diventarono acqua. Nell'epoca dell'insensato voglia Iddio custodirti. Acqua avvelenata. I pesci la ingoiarono e peccarono di gola le galline beccarono l'incenso e si santificarono. Dall'epoca dell'irrazionale voglia Iddio preservarti. Lì dove non c'era Lì dove non c'era sono andata a cercare l'orizzonte e il mare. Davanti a me muro di sedimenti da scalare si ergeva il tempo passato e futuro in verticale edificato tutto presente tangibile e concreto. Pietra stratificata ne ho cercato il confine e il litorale ma ho trovato il muro elevato in verticale. Dimmi dov'è il mare dimmi dell'oceano se è dietro o dentro nell'intimo del tempo dimmi se c'è ora o se c'è stato un tempo. vetri Se io non fossi diventata la lente opaca che sono quella lente accartocciata ad un lungo malessere ad un tragitto ad un percorso che mai fui capace di portare a compimento allora dalla torre che scavalca il cielo cadrei con un sorriso fra la gente e tu saresti slargo recinto delle mie visioni ma mi sospende l'apprensione delle sviste e mi riduce a sfuggire al tuo sguardo l'ampiezza del mio tema. |
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Antonella Pizzo nata a Palazzolo A. nel 54 vive a Ragusa dove lavora al locale Catasto. Ha pubblicato il romanzo "Di rosso smunto" (Prospettiva Editrice, 2004); "Strati" raccolta di poesie in dialetto siciliano (edizione fuori commercio, 2004) che ha ricevuto la menzione speciale al premio di poesia siciliana Montalbano Elicona e Città di Marino; "Fra poco l’autunno" poesie in e-book (Kult Virtual Press di Modena, 2004) con download gratuito. |
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SIAMO POETI SU INTERNET Siamo poeti su Internet pubblicati in giornata e mai a nostre spese. Siamo poeti internauti Argonauti per le vie ultraterrene del Web nondimeno ineffabile. Onde minori frante e biancheggianti ai fianchi dei grandi marosi (e cosiddette "montoni"), noi cerchiamo il vello d'oro delle velleità di poeta riconosciuto. Tutto iniziò con la solita nuvola in forma di donna Cherchez la femme Era Ed ora Siamo poeti su Internet sempre in cerca di un nuovo sito come bosco sacro a Marte, assillati dalla quantità prima della fine, teneramente peccando di presenzialismo. Ogni giorno insorgere e riprodursi e diffondersi come un tumore metastatizza, a cercarci nome e cognome tra gli apici e dispiacersi dei motori di ricerca alle pagine trovate dei risultati di circa "mai abbastanza". Di più, di più! C'è chi ha superato le mille. Siamo poeti su Internet, il leggibile liberato dal pregiudizio editoriale e divergente, dalla poesia che non vende e non vi si investe. Minimalisti. Inseriamo nel form mandiamo una e-mail, ci scriviamo un profilo importante, clicchiamo qui ed ora, votiamo noi stessi camminando sul velluto verso la Colchide esotica di un qualche successo, del nome noto e imperituro dove la grande simbolica forza del drago avremo domato. Noi non moriremo senza lasciar tracce fino alla prossima precoce pagina rimossa: File not found! |
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A MIA MADRE Io so perché mi ammalia il mare. Tu inspiravi e i frangenti sulle rocce sciabordano schiumando. E poi che l'onda si è franta, lenta e costante, e scemando la cresta respinta si ritira, pacifica tu espiravi. E lo sciacquio fievole e ipnotico, amniotico, mi riavvolge di nuovo. E vorrei non finisse mai ma senza erosione. SALVA CON NOME Col vento di belle giornate fredde, strano come lo sterco di vacche lontane odori nella metropoli e sa di buono in confronto. Senza nuvole, a somigliarvi nell'azzurro uniforme, solo scie di Tornado e i Ghibli di supporto. Anche dell'alto e potente si sfilaccia e svapora il segno d'ogni passaggio. Non mi consola né mi compunge. Sul divano, scaldato da una lama di sole, alla mia mano abbandonata il cane fa testine e naso umido. E c'è ancora vita. |
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Davide Riccio, di origini scozzesi, irpine e normanne, è nato nel 1966 a Torino, dove vive svolgendo dal 1986 l'attività di educatore professionale in favore di disabili e in ambito psichiatrico. E' inoltre giornalista: ha collaborato con il quotidiano "Torino Sera", il settimanale "La Val Susa", il mensile "Oblò" e la rivista di letteratura "Vernice" della Genesi Editrice. Pubblica poesie e racconti dal 1983, prediligendo antologie, riviste e Internet. Musicista polistrumentista e cantante-autore, insieme a De Caro, Pontillo e Avenati, è stato uno dei fondatori del "Gruppo Factory", gruppo aperto di performance di poesia multimediale, attivo in teatri, strada, locali etc. tra il 1998 e il 2000 (spettacoli "Alias" e "Telekoma"). |
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| | |  | E' UN CRIMINE IL MIO SORRIDERTI "Nudo rosso" di A. Modigliani (1917)
Distesa su velluto orfano come il pube che stringo tra gambe adottive
sono qui
all'ombra di foglie discepole che arrossano le gote di tramonti profetici
è oltraggio al pudore geometria di schiena a sostenere il peso
di giorni che spezzano il fiato...
braccia in alto non segnano la resa ma sfida a desiderarmi
per non avermi più...
che arduo è scalare fianchi sfuggenti al tatto
sono qui
dentro un giardino di sguardi curiosi
ma lascerò questo luogo di languore e abbandono
rosso è il colore delle labbra
e un crimine il mio sorriderti... | | |
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| | |  | M'HAI PRESA ALLE SPALLE "Bagnante di Valpincon" di J.A.D. Ingres (1808) - donna giovane di spalle "Vecchia" di Giorgione (1508) donna anziana di fronte
M'hai presa alle spalle quel giorno lontano di mosto e uva passita
quando tingevo i capelli di luce e riverberi per raccoglierli a nido
e avvolgevo le braccia di lenzuola fresche ad asciugare sussurri
(ali migravano verso terre più fertili)
ora offro la schiena all'attimo presente di pioggia e muschio
ma restano solo impronte ai bordi d'un corpo prosciugato di baci
all'improvviso...
la tua voce è cristallo incrinato a dissanguare vene distratte dal vento
e squarcia il drappo nero disteso sopra un seno recluso e penitente
mi volto e t'osservo...
col tempo io convivo in eterna clausura di rughe e passi stanchi
e il tempo io trascorro a coltivare uva e storie da raccontarmi addosso
che un solo bicchiere di vino profuma di stanze chiuse
e carezze ancora... | | |
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| | |  | AL RIPARO DA LADRI D'ANIME "La ragazza con l'orecchino di perla" di Jan Vermeer (1665)
Indosso un orecchino di perla coltivata dentro un cuore di sale
come fosse vestito cucito per sedurti alla festa di fine estate
e tolto l'inverno davanti al camino...
orecchio è conchiglia rifugio a segreti oscuri intinti di nero seppia
che vorresti scoprire e custodire in bocca al riparo da ladri d'anime
quasi fosse il mio seno di allora...
troppo facile riavvolgere una storia di lana rossa attorno a un campanile storto
e adagiata su fondali d'alghe dove m'hai baciato gli occhi t'osservo e sorrido in obliquo
perché la fronte scotta di paura
al solo pensiero di toccarti ancora... | | |
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| | |  | PERDO SANGUE DAI FIANCHI René Magritte "Jeune fille mangeant un oiseau (Le Plaisir)" (1927)
Due lune si fronteggiano dentro rami aggrovigliati che esalano odore di morte bisbigliando danze d'insetti
in un cerchio quasi perfetto ...
l'infanzia è un'altalena bianca che cigola avanti e indietro sopra un fiume che cambia colore
impossibile vedere il percorso delle ansie sul corpo verticale in attesa che il destino si compia
faccio latte senza essere madre ...
perdo sangue dai fianchi come cervo reale dopo folle corsa nel sottobosco
divoro uccelli per scoprire il segreto del volo libero a planare su distese di piacere
e d'improvviso (mi) perdo un figlio ...
nebbia rossa m'avvolge di tepore interrotto nell'attimo del sogno
è questo il mondo che m'aspetta
domani allo schiudersi degli occhi? | | | |
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IN BALIA DEL TEMPO E IMMUNE DAL BUIO “Nudo” di Umberto Boccioni (1906) Ho scritto un altro capitolo della nostra storia, in sogno. Ma tutto è svanito al mattino, senza una penna sul comodino a fissarne i passi, le corse e la lentezza. Ora piego un braccio e scorgo parole scritte sul polso; incredula ritrovo i sogni e il buio nel quale sono nati, come fessure che s’aprono timide al dolore del risveglio. Piango e implodo, a percorrermi di arterie intasate di fantasmi e orgasmi, alla ricerca di chi non conosco (non ancora e mai più). E un non so che di festa mi parla di te. Filtra il giorno a vestirmi di sbadigli che non voglio. E lascio cadere a terra i miei fianchi di stoffa azzurra: che sia nuda la vita al tuo arrivo di spalle e in punta di piedi. Disarmata e nuda. E’ per farmi un po’ male che m’abbandono e mi dono, è per lasciarmi sul polso quel raggio di sole a illuminare parole, a schiarirmi la pelle. Perché diafano il corpo assomiglia alla luce e può arrivare ovunque. Ed io voglio vagare in questa stanza di rumori soffusi, confusi ai passi e alla fretta di chi non sa la bellezza d’una donna che osserva il suo corpo, in balia del tempo e immune dal buio … |
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M’APPOGGIO A UN RICAMO, SPERANDO M’appoggio a un ricamo, sperando che il passato sia più morbido di questo presente: Natale prossimo, calli intasate di addobbi e mercanti. Riesco a vedere il punto esatto dove nasce il mare, chissà perché. E mi chiedo se altrove esista la fine di tutta quest’acqua: per annegarci dentro e intanto arrivare. I versi decantano e il cuore invecchia - lo sapevi? – mentre gli occhi s’imbevono di rotte, di note, di fuochi fatui e ponti tra due rive opposte della stessa terra. Ti parlo e non mi ascolti: perché non ci sei, perché sono qui con le mie orme di polvere a coprire strade che domani non sapranno di oggi e di me, ma solo del tepore del sole. Affondo il gomito in quel ricamo, una fotografia e una sciarpa rosa tra le mani; ciò che gli occhi non riescono a vedere sono le mie scarpe, appese a un filo di luci colorate che prima o poi si spegneranno d’incanto … |
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Crisalide, nata nel profondo nord-est l'anno 1968, studia il passato a Venezia. Si aggira per calli e campielli alla ricerca d'ispirazione. Non ha pubblicazioni all'attivo e, anche se ne avesse, non lo direbbe. |
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ESCULAPIO PER SEMPRE Livido di rabbia, guardando un'immagine distorta nello specchio, di se stesso orribile trasfigurazione. Non è colpa dello specchio, ma è la mente che crea l'immagine riflessa che si vuole vedere. In fotogrammi reali, opposti, intravisti da un'angolazione assurda, catapultati a forza in una parete riflettente, intrapposta a muro o a porta chiusa, a confrontare un Io che è... e un Io che vorrebbe essere. E dall'altra parte una soluzione c'è, c'è sempre, non importa quale, ma meglio di un tragico presente. Livido di rabbia, per entrare oltre lo specchio, non c'è chiave, non c'è scanso... nessuno apre. La via è preclusa! Rimane un'utopia, da questa scialba parte. A pezzi...! Mille scaglie luccicanti. Ricordano i tanti figli di una madre oscura. Tante verità diverse, tante piccole parti chiuse come finestre poste su altrettanto vasti e osceni mondi. Tante possibilità svanite in un gesto feroce... ma non è sua la colpa. In un'amarezza persistente, voltare lo sguardo ad una finestra reale, ignobile vetro senz'anima, vedervi attraverso... e capire che oltre vi è una chiave, una porta aperta. L'Io che potrebbe essere, non sarà mai... resta l'Io che c'è e, se vuole... una morte normale, a dieci metri, sotto, su di un fetido e vecchio asfalto |
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"Scrittore per hobby o per il bisogno fisiologico di mettere pensieri su carta. Storie horror, fantascienza e fantastiche dal 1991 sotto forma di romanzi, racconti lunghi, brevi e microracconti. Anomalo, orrore e fantastico, questi sono i generi primari in cui mi ritrovo, non solo a scrivere ma anche come letture. Ho steso centinaia di poesie partendo da molto indietro nel tempo, la cosiddetta fase da crisi adolescenziale come succede a tanti, ma ancora adesso nonostante tutto, ogni tanto scaturisce fuori ancora qualche
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IL PAZZO E' un lago fondo e chiaro d'impeccabile innocenza, nobile e azzurra vi scorre pupilla senza più ragione diritta scorge e solca remoti labirinti d'animo e ignudi vermi che siamo ci voltiamo ignorandolo. A Mosaic Stringhe alfanumeriche attraversano lo schermo in un trascorso secolo di avari elettrici impulsi per una nuova comunicazione. E poi venne la grafica, accattivante ed onnivora, che rapida, ogni cosa divora. Mosaic, suo primogenito, nel pieno di beltà giace archiviato, ricordo sopra un tempo non ancora compiuto. |
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Alchimia Si cela oltre il confine segnato sui nostri corpi, nutre una speranza sincera e dimora nella terra, nell'armonia accordata ai primari elementi. Viaggia, l'ermetica formula, di sconsiderata innocenza, attraversa consueti sogni per abbandonarsi al vento: improbabile eterea essenza che nel lambire il limite brucia di rinnovata esistenza e si disperde, dolcemente, nel soffice congiungersi alle perdute origini, per liquefatta sorgente dove scorre la vita.
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Enrico Pietrangeli ha pubblicato nel 2000 il libro "Di amore, di morte" per la Teseo Editore. Il testo è disponibile anche in una versione e book ridotta con download gratuito per la Kult Virtual Press di Modena. Collabora con giornali, riviste e siti internet. Suoi inediti, traduzioni, articoli e recensioni sono reperibili su cartaceo ed in rete. Gestisce il sito "Poesia, scrittura e immagine" [www.diamoredimorte.too.it] |
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© 2003/2009 SÉ-SITO webmater I diritti dei testi presenti in questa pagina sono dei rispettivi autori. pagina aggiornata il 10 maggio 2009 |
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